Referto polisonnografia: come leggere i risultati

Il referto della polisonnografia riporta valori come AHI, ODI, saturazione, apnee e ipopnee. L’AHI è uno dei parametri principali, ma va interpretato insieme a ossigenazione, posizione durante il sonno, fase REM e sintomi del paziente. La valutazione specialistica permette di comprendere il significato complessivo dei risultati.
Referto polisonnografia con AHI ODI saturazione e risultati del sonno

Indice dei Contenuti

Il referto della polisonnografia raccoglie i dati registrati durante il sonno e permette di valutare respirazione, ossigenazione e, negli esami più completi, anche struttura e continuità del sonno. Tra le sigle più frequenti si trovano AHI, REI, ODI, RDI, SpO₂, T90, REM e NREM.

La domanda più comune è: come si legge un referto della polisonnografia?

Il primo dato che viene generalmente osservato è l’AHI, cioè il numero medio di apnee e ipopnee per ora di sonno. Ma l’AHI da solo non descrive completamente ciò che è accaduto durante la notte. Per interpretare correttamente i risultati bisogna considerare anche tipo di eventi respiratori, desaturazioni di ossigeno, saturazione minima, posizione corporea, eventuale prevalenza degli eventi durante il sonno REM e qualità complessiva della registrazione.

Per questo due persone con lo stesso AHI possono avere referti e quadri clinici differenti.

Se devi ancora effettuare l’esame, puoi approfondire modalità e indicazioni nella pagina dedicata alla polisonnografia a Milano. Se invece vuoi capire quale tipo di monitoraggio sia stato eseguito, trovi una spiegazione dettagliata nell’articolo polisonnografia o poligrafia respiratoria: differenze e quale esame scegliere.

Cosa trovi nel referto della polisonnografia?

Il contenuto del referto dipende innanzitutto dal tipo di studio del sonno eseguito.

Una poligrafia respiratoria domiciliare registra soprattutto parametri cardiorespiratori come flusso aereo, movimenti toracici e addominali, saturazione, frequenza cardiaca, russamento e posizione.

Una polisonnografia completa può aggiungere segnali come EEG, EOG ed EMG, che permettono di riconoscere con maggiore precisione:

  • quando il paziente dorme;
  • quanto tempo dorme realmente;
  • gli stadi del sonno;
  • i micro-risvegli;
  • il sonno REM e NREM;
  • eventuali movimenti degli arti.

L’European Respiratory Society ricorda che la polisonnografia completa consente di ottenere informazioni sugli stadi del sonno, sugli eventi respiratori, sugli arousal e sull’ossigenazione.

Principali valori del referto

Parametro Cosa indica
AHI numero medio di apnee e ipopnee per ora di sonno
REI indice degli eventi respiratori utilizzato soprattutto negli studi cardiorespiratori
ODI frequenza delle desaturazioni di ossigeno
SpO₂ minima valore più basso di saturazione raggiunto
T90 tempo trascorso con saturazione inferiore al 90%
RDI indice più ampio dei disturbi respiratori, quando riportato
AHI supino eventi respiratori quando si dorme sulla schiena
AHI REM eventi respiratori durante il sonno REM
Efficienza del sonno rapporto tra tempo dormito e tempo trascorso a letto
Arousal index frequenza dei micro-risvegli

Non tutti i referti contengono necessariamente tutte queste voci.

AHI: il dato più conosciuto della polisonnografia

L’AHI, Apnea-Hypopnea Index, indica quante apnee e ipopnee si verificano mediamente durante ogni ora di sonno.

In termini semplici:

AHI = numero totale di apnee e ipopnee / ore di sonno

Se, per esempio, vengono registrati 100 eventi respiratori durante 5 ore di sonno, l’AHI è pari a circa 20 eventi per ora.

Negli adulti vengono comunemente utilizzate queste fasce:

  • AHI inferiore a 5: sotto la soglia convenzionale utilizzata per l’apnea ostruttiva del sonno;
  • AHI da 5 a meno di 15: grado lieve;
  • AHI da 15 a meno di 30: grado moderato;
  • AHI pari o superiore a 30: grado severo.

La classificazione attraverso l’AHI è riportata anche nei materiali scientifici dell’European Respiratory Society. La stessa ERS sottolinea però che l’indice deve essere interpretato considerando anche il tempo di sonno e il contesto del paziente.

Un AHI di 20 cosa significa?

Un AHI di 20 significa che durante l’esame sono state rilevate mediamente venti apnee o ipopnee per ogni ora di sonno.

Dal punto di vista della classificazione quantitativa rientra nella fascia moderata, ma non significa che il quadro di due persone con AHI 20 sia necessariamente identico.

Una persona potrebbe avere:

  • eventi brevi;
  • desaturazioni limitate;
  • prevalenza delle apnee in posizione supina.

Un’altra potrebbe avere:

  • eventi più lunghi;
  • cali importanti della saturazione;
  • numerose apnee durante il sonno REM.

Ecco perché l’AHI è fondamentale, ma non è sufficiente da solo per leggere la polisonnografia.

AHI e REI: perché nel referto potresti trovare sigle diverse

Una delle fonti più frequenti di confusione riguarda la differenza tra AHI e REI.

Nella polisonnografia completa, grazie alla registrazione dell’attività cerebrale, è possibile determinare con buona precisione quanto tempo la persona abbia effettivamente dormito.

L’AHI può quindi essere calcolato rispetto alle ore reali di sonno.

Nella poligrafia cardiorespiratoria, invece, non sempre è possibile distinguere con la stessa precisione il sonno dalla veglia. Per questo può essere riportato il REI, Respiratory Event Index, calcolato utilizzando il tempo disponibile della registrazione secondo il sistema e i criteri adottati.

La differenza può essere importante se una persona è rimasta sveglia a lungo durante la notte.

Per esempio, se il dispositivo registra otto ore ma il paziente dorme realmente soltanto cinque, utilizzare un denominatore più lungo può produrre un indice differente.

Questo è uno dei motivi per cui, quando un esame domiciliare risulta negativo o poco conclusivo nonostante sintomi molto suggestivi, il risultato deve essere valutato insieme al quadro clinico.

Ho approfondito questo aspetto nella guida dedicata a polisonnografia e poligrafia respiratoria.

Apnee ostruttive, centrali e miste nel referto

Oltre al numero totale degli eventi è importante capire quale tipo di apnea sia stata rilevata.

Apnea ostruttiva

Nell’apnea ostruttiva il passaggio dell’aria si interrompe nonostante il torace e l’addome continuino a compiere uno sforzo respiratorio.

È l’evento tipicamente associato alla sindrome delle apnee ostruttive del sonno.

Apnea centrale

Nell’apnea centrale la pausa respiratoria è associata anche all’assenza dello sforzo respiratorio.

La presenza di qualche evento centrale durante una notte non significa automaticamente avere una sindrome delle apnee centrali. È necessario valutare il numero degli eventi, il loro andamento e il contesto clinico.

Apnea mista

Un’apnea mista presenta caratteristiche centrali e ostruttive all’interno dello stesso evento.

La distinzione è importante perché un referto con numerose apnee centrali richiede un’interpretazione differente rispetto a uno dominato da eventi ostruttivi.

Cosa significa ipopnea nel referto?

L’ipopnea è una riduzione significativa del flusso respiratorio durante il sonno, senza una completa interruzione della respirazione.

Le ipopnee vengono conteggiate insieme alle apnee nel calcolo dell’AHI.

Possono essere associate a una desaturazione dell’ossigeno e, quando l’esame consente di rilevarli, a un micro-risveglio.

Se vuoi approfondire questo singolo evento respiratorio puoi leggere la guida dedicata all’ipopnea: significato, sintomi e differenza con l’apnea.

ODI: quante volte scende l’ossigeno durante la notte?

L’ODI, Oxygen Desaturation Index, indica con quale frequenza si verificano cali della saturazione di ossigeno durante il sonno.

Il referto può riportare, a seconda dei criteri utilizzati, desaturazioni di una determinata ampiezza rispetto al valore precedente.

L’ODI quindi non misura direttamente quante apnee si verificano, ma quante desaturazioni vengono rilevate.

AHI e ODI sono correlati, ma non sono la stessa cosa.

Un evento respiratorio può determinare una desaturazione più o meno marcata in base alla sua durata e alle caratteristiche del paziente.

Anche l’American Thoracic Society, negli esempi utilizzati per insegnare l’interpretazione degli studi del sonno, analizza insieme AHI, ODI, saturazione minima e tempo trascorso con SpO₂ inferiore al 90%.

Saturazione minima: come interpretarla

Nel referto può comparire la voce:

SpO₂ minima,
minimum oxygen saturation,
oppure nadir SpO₂.

Indica il valore più basso raggiunto dalla saturazione durante la registrazione.

È un’informazione importante, ma anche in questo caso un singolo numero non dovrebbe essere interpretato separatamente dal resto del tracciato.

Bisogna chiedersi:

  • quanto è scesa la saturazione?
  • per quanto tempo?
  • quante volte è successo?
  • il calo coincideva con un’apnea?
  • la saturazione tornava rapidamente ai valori precedenti?
  • erano presenti periodi prolungati di ossigenazione ridotta?

Per questo AHI, ODI, saturazione minima e durata dell’ipossiemia descrivono aspetti diversi dello stesso studio del sonno.

T90: quanto tempo la saturazione rimane sotto il 90%

Nel referto può essere riportato anche il T90, cioè il tempo o la percentuale della registrazione trascorsa con saturazione inferiore al 90%.

Questo parametro permette di distinguere meglio una situazione caratterizzata da brevi desaturazioni da una condizione nella quale l’ossigenazione rimane ridotta per periodi più prolungati.

Per esempio, una saturazione minima molto bassa raggiunta per pochissimo tempo non fornisce la stessa informazione di una saturazione persistentemente ridotta per una parte importante della notte.

In presenza di desaturazione notturna può essere necessario valutare non solo le apnee, ma anche eventuali condizioni respiratorie associate. Nell’articolo sull’ossigenoterapia notturna spiego perché una riduzione dell’ossigenazione durante il sonno deve essere interpretata individuandone prima la causa.

AHI supino: perché conta la posizione

Un referto può riportare valori differenti in base alla posizione:

AHI supino
AHI non supino

La posizione supina corrisponde al dormire sulla schiena.

In alcune persone gli eventi ostruttivi diventano molto più frequenti in questa posizione.

Un esempio potrebbe essere:

AHI totale: 14
AHI supino: 30
AHI non supino: 6

Questo suggerisce una forte influenza della posizione sulla frequenza degli eventi respiratori.

Bisogna però controllare anche quanto tempo il paziente abbia dormito in ciascuna posizione: un valore calcolato su pochi minuti ha un significato diverso da uno ottenuto durante diverse ore.

AHI REM: perché le apnee possono aumentare in alcune fasi del sonno

In una polisonnografia completa può comparire anche:

AHI REM
e
AHI NREM

REM e NREM sono differenti fasi del sonno.

In alcune persone le apnee ostruttive diventano particolarmente frequenti durante il sonno REM.

È quindi possibile avere, per esempio:

AHI complessivo: 12
AHI REM: 32

Il valore complessivo potrebbe apparire relativamente contenuto, mentre una determinata fase del sonno mostra un disturbo più marcato.

L’ATS utilizza proprio la distribuzione degli eventi per REM e posizione supina tra gli elementi utili nella lettura di un referto.

RDI: cosa significa?

In alcuni referti compare anche l’RDI, Respiratory Disturbance Index.

A seconda del tipo di studio e dei criteri utilizzati, può comprendere una gamma di eventi respiratori più ampia rispetto al solo AHI, includendo per esempio eventi correlati ad aumento dello sforzo respiratorio e micro-risvegli.

Per questo può accadere che:

AHI e RDI non abbiano lo stesso valore.

Quando il referto riporta entrambi, è importante verificare nelle conclusioni o nella metodologia come siano stati definiti e calcolati.

Efficienza del sonno: quanto hai realmente dormito?

Nella polisonnografia completa può comparire l’efficienza del sonno.

Indica, in termini semplici, quale percentuale del tempo trascorso a letto è stata effettivamente trascorsa dormendo.

Un sonno caratterizzato da:

  • difficoltà ad addormentarsi;
  • frequenti risvegli;
  • lunghi periodi di veglia;

può determinare un’efficienza ridotta.

Questo valore è utile anche nell’interpretazione degli altri parametri. L’European Respiratory Society segnala infatti che l’AHI deve essere valutato tenendo conto anche dell’effettivo tempo di sonno.

Arousal e micro-risvegli

Gli arousal sono brevi attivazioni cerebrali che interrompono la continuità del sonno.

Possono durare pochi secondi e il paziente spesso non ricorda di essersi svegliato.

Quando sono frequenti possono frammentare il sonno e contribuire a:

  • sonno non ristoratore;
  • stanchezza al risveglio;
  • sonnolenza durante il giorno;
  • difficoltà di concentrazione.

Questi eventi possono essere identificati correttamente quando lo studio comprende i segnali necessari, in particolare l’EEG.

L’European Respiratory Society descrive gli arousal come brevi interruzioni della continuità del sonno rilevabili attraverso l’attività elettroencefalografica.

Stadi N1, N2, N3 e REM

Se è stata eseguita una polisonnografia completa, nel referto può essere riportata anche la struttura del sonno.

Gli stadi principali sono:

  • N1, fase iniziale e più leggera;
  • N2;
  • N3, sonno profondo;
  • REM, fase caratterizzata tra l’altro da rapidi movimenti oculari.

La distribuzione percentuale di questi stadi costituisce l’architettura del sonno.

Una singola notte può però essere influenzata da numerosi fattori, compresi ambiente, risvegli, farmaci e qualità del sonno della notte dell’esame.

Le percentuali degli stadi non devono quindi essere interpretate autonomamente come una diagnosi.

Come leggere un referto della polisonnografia passo per passo

Se hai il referto davanti, puoi orientarti seguendo questo ordine.

1. Controlla quale esame hai eseguito

Verifica se si tratta di una polisonnografia completa oppure di una registrazione cardiorespiratoria domiciliare.

È importante perché i due esami non misurano necessariamente gli stessi parametri.

2. Cerca AHI o REI

Questo è il primo indicatore della frequenza degli eventi respiratori.

3. Controlla il tipo di eventi

Verifica quanti eventi sono:

  • ostruttivi;
  • centrali;
  • misti;
  • ipopnee.

4. Guarda ODI e saturazione

Controlla:

  • ODI;
  • saturazione media;
  • saturazione minima;
  • eventuale T90.

5. Verifica se le apnee dipendono dalla posizione

Confronta, quando presenti:

AHI supino e AHI non supino.

6. Controlla il sonno REM

Se l’esame lo consente, verifica se l’AHI aumenta durante il REM.

7. Leggi la conclusione dello specialista

È la parte in cui i dati vengono riuniti per fornire un’interpretazione complessiva della registrazione.

Perché due persone con lo stesso AHI possono avere situazioni diverse?

Questa è una delle informazioni più importanti quando si legge una polisonnografia.

Un AHI uguale non significa necessariamente uno stesso quadro clinico.

Due persone con AHI 18 potrebbero avere:

  • saturazioni minime differenti;
  • diversa quantità di sonno REM;
  • differente durata delle apnee;
  • distribuzione diversa degli eventi;
  • numero differente di micro-risvegli;
  • sintomi molto diversi.

Anche studi pubblicati dall’European Respiratory Society mostrano che l’ossigenazione notturna può contribuire alla sintomatologia indipendentemente dal solo AHI.

Per questo il referto deve essere interpretato nel suo complesso.

AHI inferiore a 5 significa che non ci sono problemi?

Non necessariamente.

Un AHI sotto 5 significa che durante quella registrazione non è stata superata la soglia convenzionalmente utilizzata per classificare l’apnea ostruttiva del sonno nell’adulto.

Tuttavia devono essere considerati anche:

  • qualità tecnica dell’esame;
  • tempo effettivamente dormito;
  • quantità di sonno REM;
  • posizione assunta durante la notte;
  • eventuale variabilità tra notti;
  • sintomi riferiti dal paziente.

Un monitoraggio può sottostimare gli eventi se la persona ha dormito poco oppure non ha assunto durante l’esame la posizione nella quale abitualmente il disturbo è maggiore. Anche la pagina dedicata alla differenza tra polisonnografia e poligrafia approfondisce questo limite.

Un AHI alto significa che serve automaticamente la CPAP?

No.

L’AHI è importante per definire la frequenza degli eventi respiratori, ma la scelta della terapia non dovrebbe dipendere automaticamente da un solo numero.

Nella valutazione vengono considerati anche:

  • sintomi;
  • grado di desaturazione;
  • tipologia degli eventi;
  • posizione;
  • eventuale prevalenza REM;
  • caratteristiche individuali;
  • condizioni associate;
  • risultati degli altri esami.

Il trattamento può quindi essere diverso da persona a persona.

Anche il russamento deve essere valutato nel contesto: nell’articolo su russamento e apnee notturne spiego perché non tutto il russamento corrisponde automaticamente a una sindrome delle apnee ostruttive.

Quando portare il referto a uno specialista del sonno?

È particolarmente utile discutere il referto quando sono presenti:

  • AHI o REI alterati;
  • numerose desaturazioni;
  • saturazione notturna ridotta;
  • apnee centrali;
  • forte russamento;
  • pause respiratorie osservate;
  • sonnolenza durante il giorno;
  • frequenti risvegli;
  • sonno non ristoratore;
  • cefalea mattutina;
  • discordanza tra sintomi e risultato dell’esame.

Il dato strumentale acquista infatti significato quando viene confrontato con sintomi, storia clinica e caratteristiche della persona.

Per chi si trova a Milano è possibile approfondire il percorso nella pagina dedicata alla medicina del sonno a Milano oppure consultare le informazioni sulla polisonnografia a Milano.

Referto polisonnografia: cosa ricordare

Per leggere correttamente un referto della polisonnografia non bisogna fermarsi all’AHI.

I principali elementi da mettere insieme sono:

AHI o REI → quanti eventi respiratori si verificano;

tipo di apnea → ostruttiva, centrale o mista;

ODI → quante desaturazioni vengono registrate;

saturazione minima e T90 → quanto viene compromessa l’ossigenazione;

posizione → se gli eventi aumentano dormendo sulla schiena;

REM e NREM → se le apnee si concentrano in determinate fasi;

efficienza e frammentazione del sonno → quando disponibili;

sintomi → per capire il significato clinico del risultato.

In altre parole, la polisonnografia non produce semplicemente un numero: descrive ciò che accade alla respirazione e al sonno durante la notte.

La conclusione del referto e la valutazione specialistica servono a collegare tutti questi elementi e a stabilire se siano necessari ulteriori approfondimenti o un trattamento.

Fonti autorevoli

Per approfondire l’interpretazione degli studi del sonno è possibile consultare il capitolo sulla polisonnografia dell’European Respiratory Society e il materiale dell’American Thoracic Society sull’interpretazione degli sleep studies.

FAQ sul referto della polisonnografia

L’AHI è uno dei parametri principali perché indica quante apnee e ipopnee si verificano mediamente ogni ora di sonno. Non è però sufficiente da solo per stabilire il significato del risultato. ODI, saturazione minima, T90, tipo degli eventi, posizione durante il sonno, fase REM e sintomi del paziente possono fornire informazioni aggiuntive importanti.

Un AHI pari a 15 indica circa quindici apnee o ipopnee per ora di sonno e si colloca in corrispondenza del limite utilizzato nella classificazione convenzionale tra grado lieve e moderato. Il dato deve comunque essere interpretato considerando ossigenazione, tipo degli eventi e quadro clinico complessivo.

ODI significa Oxygen Desaturation Index e indica la frequenza con cui la saturazione di ossigeno diminuisce durante la notte secondo i criteri utilizzati dall’esame. È differente dall’AHI: l’ODI descrive le desaturazioni, mentre l’AHI misura la frequenza di apnee e ipopnee.

Non va considerato soltanto il valore minimo. Lo specialista valuta saturazione media, nadir di saturazione, numero delle desaturazioni, loro durata ed eventuale tempo trascorso sotto determinate soglie. Una breve riduzione isolata e un’ipossiemia prolungata non hanno necessariamente lo stesso significato.

L’AHI supino indica la frequenza delle apnee e ipopnee mentre la persona dorme sulla schiena. Se è molto più elevato rispetto all’AHI non supino, la posizione può avere un ruolo importante nella distribuzione degli eventi respiratori. Va comunque considerato quanto tempo sia stato effettivamente trascorso in ciascuna posizione.

I principali numeri possono essere compresi anche dal paziente, ma stabilire se un esame sia realmente normale o clinicamente significativo richiede di valutare insieme tutti i parametri e i sintomi. Un AHI basso deve essere interpretato considerando anche qualità della registrazione, tempo di sonno, posizione, REM, ossigenazione e motivo per cui l’esame è stato richiesto.

Questo contenuto ha scopo informativo e non sostituisce una visita medica o il parere personalizzato di uno specialista. Per sintomi respiratori, dubbi diagnostici o modifiche alla terapia è necessario rivolgersi al proprio medico o a uno pneumologo.

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