La polisonnografia a casa permette di registrare durante la notte alcuni parametri utili per studiare la respirazione mentre si dorme nel proprio letto. È una modalità utilizzata soprattutto quando sono presenti russamento, pause respiratorie osservate durante il sonno, risvegli con sensazione di soffocamento, sonno non ristoratore o sonnolenza durante il giorno.
È però importante chiarire subito un punto: nel linguaggio comune si parla spesso di “polisonnografia domiciliare”, mentre molti esami effettuati a casa sono tecnicamente poligrafie respiratorie o monitoraggi cardiorespiratori notturni. La differenza riguarda soprattutto i segnali registrati.
Gli standard tecnici della European Respiratory Society sui dispositivi di tipo III spiegano infatti che i sistemi comunemente utilizzati per l’Home Sleep Apnea Testing registrano un numero limitato di segnali respiratori senza comprendere normalmente l’elettroencefalogramma, quindi senza misurare direttamente gli stadi del sonno.
Se vuoi approfondire specificamente questa distinzione, ho dedicato una guida separata a polisonnografia e poligrafia respiratoria: differenze e quale esame scegliere.
In questa pagina ci concentreremo invece su un’altra domanda: come si svolge concretamente una polisonnografia a casa e cosa deve aspettarsi il paziente durante la notte?
In breve: come si fa la polisonnografia a casa?
Per eseguire una polisonnografia domiciliare o, più frequentemente, un monitoraggio cardiorespiratorio domiciliare, viene utilizzato un piccolo registratore portatile collegato ad alcuni sensori.
Prima di dormire vengono generalmente applicati una cannula nasale per rilevare il flusso respiratorio, fasce toraciche o addominali per osservare i movimenti della respirazione e un sensore al dito per registrare la saturazione di ossigeno e la frequenza cardiaca.
A seconda dell’apparecchio possono essere registrati anche russamento e posizione del corpo.
Dopo aver avviato il dispositivo, il paziente può dormire normalmente nel proprio letto. Al mattino la registrazione viene terminata e i dati vengono successivamente controllati e analizzati.
Se vuoi invece conoscere indicazioni, modalità e disponibilità dell’esame presso il mio studio puoi consultare la pagina dedicata alla polisonnografia a Milano.
Polisonnografia a casa: quali sensori vengono utilizzati?
Il numero e il tipo di sensori dipendono dall’apparecchio utilizzato e dal tipo di studio richiesto.
Nei monitoraggi cardiorespiratori domiciliari vengono generalmente analizzati flusso respiratorio, sforzo respiratorio, ossigenazione e frequenza cardiaca. Alcuni apparecchi aggiungono informazioni sulla posizione del corpo e sul russamento.
La cannula nasale viene posizionata sotto le narici e serve a rilevare il passaggio dell’aria. Permette di identificare riduzioni o interruzioni del flusso compatibili con eventi respiratori.
Le fasce toraciche e addominali rilevano invece i movimenti prodotti durante la respirazione. Il confronto tra flusso aereo e sforzo respiratorio fornisce informazioni importanti sulla natura degli eventi registrati.
Il pulsossimetro, applicato generalmente a un dito, registra la saturazione periferica di ossigeno e la frequenza cardiaca. Permette di verificare se gli eventi respiratori sono accompagnati da riduzioni dell’ossigenazione.
Un ulteriore sensore può indicare la posizione del corpo, distinguendo ad esempio i periodi trascorsi supini da quelli sul fianco. È un dato utile perché in alcuni pazienti gli eventi respiratori possono essere molto più frequenti quando si dorme sulla schiena.
La European Respiratory Society descrive proprio la combinazione di flusso, sforzo respiratorio, ossimetria e altri segnali cardiorespiratori come caratteristica dei dispositivi utilizzati per gli studi domiciliari del respiro durante il sonno. (European Respiratory Society)
Come si esegue la polisonnografia a casa passo dopo passo?
La procedura è generalmente semplice, anche se può cambiare in base al dispositivo utilizzato.
Prima dell’esame viene spiegato come posizionare la strumentazione e come avviare la registrazione. In alcuni casi l’applicazione può essere effettuata con il supporto di personale formato direttamente al domicilio.
La sera vengono applicati i sensori previsti: cannula nasale, fasce respiratorie, pulsossimetro e gli eventuali ulteriori componenti del sistema.
Quando si è pronti per dormire viene avviato il registratore.
Da quel momento è possibile comportarsi sostanzialmente come durante una normale notte: ci si può muovere nel letto, cambiare posizione e, se necessario, alzarsi prestando attenzione alla strumentazione.
Al mattino il dispositivo viene spento secondo le istruzioni ricevute e i sensori possono essere rimossi.
Il registratore viene quindi riconsegnato affinché il tracciato possa essere scaricato e valutato.
L’analisi non consiste semplicemente nel leggere il numero prodotto automaticamente dall’apparecchio. Deve essere verificata anche la qualità tecnica dei segnali, perché una cannula rimasta scollegata per molte ore oppure un pulsossimetro che ha perso il segnale possono rendere parte della registrazione non interpretabile.
Quanto dura la polisonnografia a domicilio?
La registrazione viene normalmente effettuata per una notte intera, dall’orario in cui si va a letto fino al risveglio.
Non significa però che tutte le ore registrate corrispondano necessariamente a ore di sonno.
Questa distinzione è particolarmente importante nei monitoraggi domiciliari privi di EEG. L’American Thoracic Society evidenzia infatti che un home sleep study basato sui soli parametri respiratori utilizza generalmente il tempo di registrazione e non il tempo effettivamente trascorso dormendo; in alcune circostanze questo può portare a sottostimare la frequenza degli eventi respiratori. (American Thoracic Society)
È uno dei motivi per cui il risultato non dovrebbe essere interpretato isolatamente dal quadro clinico.
Si riesce a dormire normalmente con i sensori?
È normale percepire la presenza della cannula, delle fasce e del saturimetro soprattutto nei primi minuti, ma la strumentazione domiciliare è progettata per consentire il riposo e i normali cambiamenti di posizione.
Uno dei vantaggi pratici dell’esame domiciliare è proprio la possibilità di dormire nel proprio ambiente, evitando il cambiamento rappresentato da una notte trascorsa in un laboratorio del sonno.
Questo non significa però che la registrazione domestica sia sempre preferibile alla polisonnografia completa.
Una revisione della European Respiratory Society sugli studi ambulatoriali sottolinea sia i vantaggi dell’esame nel proprio ambiente sia la possibilità di avere registrazioni tecnicamente insufficienti, soprattutto negli studi non assistiti. (European Respiratory Society – Ambulatory investigation of sleep-disordered breathing)
La scelta dipende quindi dal problema che deve essere studiato.
Come prepararsi alla polisonnografia a casa?
In genere non è necessaria una preparazione complessa. L’obiettivo è registrare una notte il più possibile rappresentativa delle normali abitudini del paziente.
È consigliabile mantenere, quando possibile, gli orari abituali del sonno, seguire attentamente le istruzioni ricevute per il posizionamento dei sensori e comunicare i farmaci assunti.
Non è invece opportuno modificare autonomamente una terapia o sospendere farmaci soltanto perché deve essere eseguito l’esame.
Prima di coricarsi può essere utile evitare creme o prodotti molto oleosi nelle zone in cui devono aderire eventuali sensori.
È inoltre importante segnalare successivamente eventuali circostanze particolari: una notte dormita molto meno del solito, un lungo periodo trascorso svegli oppure un sensore rimasto scollegato possono essere informazioni utili durante l’interpretazione.
Posso alzarmi durante una polisonnografia a casa?
Sì. Se durante la notte è necessario andare in bagno o alzarsi per qualche altro motivo, generalmente è possibile farlo.
Occorre soltanto prestare attenzione ai collegamenti del dispositivo per evitare di staccare accidentalmente cannula, fasce o altri sensori.
L’obiettivo dell’esame domiciliare non è costringere il paziente a rimanere immobile, ma osservare la respirazione durante una notte il più possibile vicina a quella abituale.
Cosa succede se un sensore si stacca durante la notte?
Un sensore che si sposta per un breve periodo non rende necessariamente inutile l’intera registrazione.
La situazione cambia se viene perso per molte ore un segnale essenziale, come il flusso respiratorio o la saturazione.
La qualità del tracciato viene quindi controllata prima dell’interpretazione. Se la quantità di dati validi è insufficiente, può essere necessario ripetere l’esame.
La European Respiratory Society sottolinea proprio la necessità di un controllo della qualità delle registrazioni domiciliari e ricorda che un monitoraggio portatile non interpretabile non deve essere considerato automaticamente un risultato negativo.
A cosa serve la polisonnografia a casa?
L’utilizzo principale del monitoraggio cardiorespiratorio domiciliare è lo studio dei disturbi respiratori del sonno, in particolare quando esiste il sospetto di apnea ostruttiva.
I sintomi che possono portare a un approfondimento comprendono russamento importante, pause respiratorie osservate dal partner, risvegli improvvisi con sensazione di mancanza d’aria, sonno non ristoratore e sonnolenza durante la giornata.
Chi presenta questi sintomi può approfondire separatamente la pagina dedicata alle apnee notturne: sintomi, diagnosi e valutazione a Milano.
L’American Thoracic Society indica lo studio del sonno come parte del percorso diagnostico dell’apnea ostruttiva e ricorda che, in pazienti appropriati, può essere utilizzato anche un test domiciliare per le apnee.
Il punto essenziale è che l’esame non dovrebbe essere scelto soltanto perché è più semplice eseguirlo a casa: deve essere adeguato al quesito clinico.
La polisonnografia a casa è affidabile?
Un monitoraggio domiciliare tecnicamente adeguato può fornire informazioni molto utili quando viene utilizzato nel paziente appropriato e soprattutto quando il sospetto riguarda un disturbo respiratorio del sonno.
L’affidabilità dipende però da diversi elementi: corretta indicazione dell’esame, dispositivo utilizzato, qualità dei sensori, quantità di registrazione valida e successiva interpretazione dei risultati.
La European Respiratory Society riporta che i dispositivi portatili possono essere utilizzati a domicilio per la diagnosi dell’apnea ostruttiva in adulti selezionati con elevata probabilità pre-test, ma evidenzia anche i limiti rispetto alla polisonnografia assistita. (ERS – Ambulatory monitoring in the diagnosis and management of obstructive sleep apnoea syndrome)
Un risultato domiciliare va quindi interpretato nel contesto dei sintomi e della valutazione clinica.
Polisonnografia a casa negativa: significa che non ci sono apnee?
Non necessariamente.
Un esame domiciliare negativo può essere rassicurante quando è tecnicamente valido e coerente con il quadro clinico. Tuttavia, se i sintomi sono molto suggestivi, bisogna considerare anche le caratteristiche della notte registrata.
Per esempio, il paziente potrebbe avere dormito poco, essere rimasto sveglio per periodi prolungati oppure aver trascorso poco tempo nella posizione in cui solitamente gli eventi respiratori sono più frequenti.
Nei test senza EEG il tempo effettivamente trascorso dormendo non viene inoltre misurato direttamente. L’ATS segnala che questo può portare il test domiciliare a sottostimare l’indice degli eventi respiratori in alcune situazioni.
Per questo un esame negativo ma non coerente con sintomi e storia clinica può richiedere ulteriori approfondimenti.
Quando la polisonnografia a casa non basta?
Questo è uno dei punti che più distingue un corretto percorso diagnostico dalla semplice esecuzione automatica di un test.
Il monitoraggio cardiorespiratorio domiciliare studia molto bene alcuni aspetti della respirazione, ma non registra necessariamente il sonno in tutte le sue componenti.
Quando è necessario conoscere gli stadi del sonno, individuare direttamente i micro-risvegli oppure studiare disturbi diversi dalle sole apnee ostruttive, può essere indicato un esame più completo.
La polisonnografia completa aggiunge infatti segnali come EEG, EOG ed EMG, consentendo di distinguere sonno e veglia, riconoscere le diverse fasi e analizzare la struttura del sonno.
Per approfondire questo argomento senza duplicarlo in questa pagina puoi leggere quando scegliere la polisonnografia completa e quando può bastare la poligrafia respiratoria.
Anche l’American Thoracic Society evidenzia che l’home sleep study è soprattutto uno studio respiratorio, mentre la polisonnografia completa fornisce informazioni aggiuntive sull’attività cerebrale e sulla struttura del sonno.
Polisonnografia domiciliare e polisonnografia in laboratorio: quale scegliere?
Non esiste una modalità migliore per tutti.
L’esame domiciliare offre il vantaggio pratico di effettuare la registrazione nel proprio letto e può essere appropriato quando il quesito clinico riguarda principalmente la presenza di apnee ostruttive del sonno.
La polisonnografia completa permette invece di studiare un numero maggiore di segnali e diventa particolarmente importante quando il quadro è più complesso oppure quando un precedente monitoraggio domiciliare non ha fornito una risposta convincente.
La decisione dovrebbe quindi partire dalla valutazione del paziente e dal disturbo sospettato, non semplicemente dalla comodità dell’una o dell’altra modalità.
Chi presenta sintomi non facilmente inquadrabili può iniziare da una valutazione di medicina del sonno a Milano, per stabilire quale approfondimento sia realmente necessario.
Cosa mostra il risultato della polisonnografia a casa?
Il referto può riportare diversi parametri in base al dispositivo utilizzato.
Tra quelli più importanti rientrano il numero degli eventi respiratori registrati, la loro distribuzione durante la notte, l’andamento della saturazione, l’indice di desaturazione, la frequenza cardiaca e la posizione del corpo.
Negli studi respiratori domiciliari può essere utilizzato il REI, Respiratory Event Index, cioè il numero di eventi respiratori rapportato al tempo di registrazione valutabile. Nella polisonnografia con misurazione diretta del sonno viene invece generalmente utilizzato l’AHI rapportato al tempo effettivamente trascorso dormendo.
È proprio questa una delle ragioni per cui due esami non devono essere confrontati soltanto guardando il numero finale.
Per leggere nel dettaglio AHI, REI, ODI, saturazione minima e altri valori puoi consultare la guida dedicata a come leggere il referto della polisonnografia.
Polisonnografia a casa a Milano
Per chi vive a Milano e deve approfondire russamento, sospette apnee notturne o altri sintomi respiratori durante il sonno, la possibilità di effettuare una registrazione domiciliare può rendere l’esame più semplice da organizzare.
Il fatto che l’esame venga effettuato a casa non elimina però la necessità di partire da un quesito clinico corretto.
Russamento isolato, pause respiratorie osservate, sonnolenza importante, risvegli frequenti e altre alterazioni del sonno possono infatti richiedere approfondimenti differenti.
Nel mio percorso di medicina del sonno a Milano valuto sintomi, storia clinica ed eventuali esami già effettuati per stabilire quale tipo di registrazione sia più appropriato.
Per chi necessita specificamente dell’esame è disponibile anche la pagina dedicata alla polisonnografia a Milano, con informazioni sulla prestazione e sulle modalità di prenotazione.
Prenotare una polisonnografia a casa a Milano
Se durante il sonno russi frequentemente, presenti pause respiratorie riferite dal partner, ti svegli con sensazione di soffocamento oppure durante il giorno avverti sonnolenza e stanchezza non spiegate, può essere utile valutare la respirazione notturna.
La scelta tra monitoraggio domiciliare, poligrafia respiratoria e polisonnografia più completa dipende però dal singolo quadro clinico.
Il Dott. Tousa riceve a Milano, in Largo Promessi Sposi 1, zona Famagosta/Navigli, per visite pneumologiche e valutazioni dedicate ai disturbi respiratori del sonno.
Hai russamento, sospette apnee o sonnolenza durante il giorno?
Prenota una valutazione per capire se nel tuo caso è indicata una polisonnografia a casa o se è preferibile un diverso studio del sonno.
FAQ sulla polisonnografia a casa
Come si fa la polisonnografia a casa?
La polisonnografia a casa viene eseguita utilizzando un piccolo registratore collegato a sensori che monitorano durante la notte parametri come flusso respiratorio, movimenti di torace e addome, saturazione di ossigeno e frequenza cardiaca. Dopo aver applicato la strumentazione secondo le indicazioni ricevute, il paziente dorme normalmente nel proprio letto. Al mattino il dispositivo viene spento e i dati vengono successivamente analizzati.
La polisonnografia a casa è affidabile?
Un monitoraggio domiciliare tecnicamente corretto può essere affidabile per studiare soprattutto le sospette apnee ostruttive del sonno in pazienti opportunamente selezionati. La qualità del risultato dipende però dall'indicazione dell'esame, dal dispositivo utilizzato e dalla corretta registrazione dei segnali. Se l'esame è negativo o poco interpretabile ma i sintomi rimangono molto suggestivi, può essere necessario un approfondimento differente.
Si può dormire normalmente durante la polisonnografia a domicilio?
Sì. I dispositivi domiciliari sono progettati per permettere alla persona di dormire nel proprio letto e cambiare normalmente posizione. All'inizio cannula nasale, fasce e saturimetro possono risultare insoliti, ma generalmente non impediscono il sonno. Se durante la notte è necessario alzarsi, normalmente è possibile farlo prestando attenzione ai sensori.
Cosa succede se un sensore della polisonnografia si stacca?
Se un sensore si sposta soltanto per un breve periodo, la registrazione può comunque contenere dati sufficienti. Se invece viene perso per molto tempo un segnale fondamentale, il tracciato può risultare tecnicamente insufficiente. Per questo, prima di interpretare il risultato, viene verificata anche la qualità dei segnali raccolti durante la notte.
Polisonnografia a casa e poligrafia respiratoria sono la stessa cosa?
Non sempre. L'espressione polisonnografia domiciliare viene comunemente utilizzata anche per indicare la poligrafia respiratoria. Quest'ultima registra principalmente respirazione, ossigenazione, frequenza cardiaca, russamento e posizione, mentre la polisonnografia completa comprende anche segnali come EEG, EOG ed EMG che permettono di analizzare gli stadi del sonno e i micro-risvegli.
Quando è meglio fare una polisonnografia completa invece dell'esame a casa?
Una polisonnografia più completa può essere indicata quando il problema non riguarda soltanto la respirazione, quando è necessario studiare gli stadi del sonno oppure quando un precedente test domiciliare è negativo, inconcludente o tecnicamente insufficiente nonostante persista un forte sospetto clinico. La scelta deve essere effettuata valutando sintomi, condizioni associate e specifico quesito diagnostico.








